Pian delle Femene è una sella panoramica che funziona bene sia come meta di mezza giornata sia come base per salite più lunghe verso il Col Visentin. In questo articolo trovi dove si trova, come arrivarci senza complicarti la logistica, quali itinerari hanno davvero senso e quali accortezze pratiche servono per visitarlo in modo intelligente. Io lo leggo come una montagna di soglia: abbastanza alta da dare aria e panorama, abbastanza accessibile da non richiedere un'operazione complessa.
Le informazioni essenziali per orientarti subito
- Quota intorno a 1127 m s.l.m., sul crinale tra Belluno e Treviso.
- Accesso comodo da Revine Lago o dal Canal di Limana/Valmorel; sul posto c'è parcheggio.
- Gite più logiche: anello delle malghe, salita al Col Visentin, traversata TV1 verso Monte Cimone.
- Periodo migliore: primavera e autunno; in estate serve acqua, in inverno attenzione a ghiaccio e neve.
- Equipaggiamento: scarponi con grip, giacca antivento, 1-1,5 litri d'acqua e traccia cartografica o GPS.
Dove si trova e perché il crinale merita la deviazione
Secondo il Comune di Limana, Pian de le Femene si trova a 1127 m s.l.m. ed è un altopiano sul crinale delle Prealpi Bellunesi, vicino al Col Visentin, con un valico che mette in comunicazione Limana e Revine Lago. Questo significa due cose pratiche: il panorama è molto ampio e il punto ha un'identità precisa, non quella di un semplice belvedere di passaggio. Sul valico ci sono anche il Museo della Resistenza e il Monumento dedicato alla Donna Partigiana, un dettaglio che aggiunge profondità alla visita e la fa uscire dalla sola logica "foto e via".
Geograficamente, mi piace definirlo un nodo leggero della montagna prealpina: abbastanza aperto da far respirare lo sguardo, abbastanza connesso da trasformarsi facilmente in partenza per un giro più lungo. Nelle giornate limpide si capisce subito perché qui si torna volentieri: da un lato la pianura, dall'altro la fascia montana, con una sensazione di ampiezza che non stanca. Ed è proprio questa combinazione di quota accessibile e panorama aperto che rende utile capire subito come arrivarci senza sprechi di tempo.
Come arrivarci senza perdere tempo sulla logistica
Come riporta Discover Vittorio Veneto, da Revine Lago la strada sale per quasi 10 km di tornanti e da Vittorio Veneto servono circa 30 minuti: non è una salita dura, ma è abbastanza sinuosa da meritare calma e attenzione. L'altro accesso passa dal Canal di Limana, nei pressi di Valmorel. In pratica, io lo pianificherei così: arrivo presto, sosta breve, poi cammino o bici; arrivare tardi qui serve a poco, perché la parte bella è vivere il luogo, non solo raggiungerlo.
La scheda comunale segnala anche parcheggio e accesso privo di barriere architettoniche nell'area di sosta. È un punto utile se vuoi trasformare la visita in una pausa panoramica più accessibile, ma senza perdere di vista il fatto che i sentieri veri, quelli che rendono il posto interessante, restano percorsi di montagna e quindi richiedono scarpe adeguate e un minimo di prudenza. Da qui in poi, la domanda vera è quale giro abbia senso per il tempo che hai a disposizione.

Gli itinerari che hanno davvero senso da qui
Qui il valore non sta in un solo sentiero, ma nella possibilità di scegliere il tipo di giornata che vuoi fare. Io distinguerei tre opzioni sensate: un anello breve e panoramico, una salita più sostanziosa al Col Visentin e una traversata di dorsale per chi ama camminare con ritmo regolare. I numeri contano perché aiutano a non sottovalutare il terreno: la quota non è alta, ma il dislivello si accumula e i tempi cambiano più di quanto sembri.
| Itinerario | Distanza e dislivello | Tempo indicativo | Per chi lo sceglierei | Nota pratica |
|---|---|---|---|---|
| Anello delle malghe | Circa 11 km, +400 m | 3 ore e 30 minuti | Chi vuole una mezza giornata equilibrata | Ottimo primo approccio; in inverno il fondo può diventare scivoloso |
| Salita al Col Visentin | Circa 15,4 km, +860 m | 5-6 ore | Chi cerca un'uscita più completa e panoramica | Più esposto su cresta e con tratti assolati; acqua indispensabile |
| Traversata TV1 verso Monte Cimone | Circa 13 km, +300 m | Circa 5 ore | Chi ama i cammini di dorsale e i percorsi segnati | Si cammina tanto anche con dislivello moderato, quindi non va sottovalutata |
Se devo essere netto, io sceglierei l'anello delle malghe per una prima visita e il Col Visentin solo quando ho tempo e meteo davvero favorevoli. La dorsale, invece, è la soluzione migliore se vuoi sentire il carattere del crinale: vento, aperture, cambi di luce e quella continuità di paesaggio che in montagna fa la differenza. Le durate cambiano se ti fermi in malga o trovi terreno bagnato; non farle mai diventare una scusa per partire tardi. A quel punto, però, il tema passa dal "che giro fare" al "quando farlo e con quale attrezzatura".
Quando andare e cosa mettere nello zaino
Pian delle Femene non è un luogo estremo, ma è esattamente il tipo di posto in cui l'abbassamento di guardia si paga con scelte sbagliate. Primavera e autunno sono i periodi che preferisco: aria più pulita, colori migliori e meno stress da caldo. In estate, invece, il problema non è tanto la quota quanto l'esposizione: nei tratti aperti servono acqua, cappello e un po' di pazienza. In inverno o dopo le gelate, il terreno può diventare duro e scivoloso, quindi i ramponcini non sono un vezzo da escursionisti ansiosi ma una scelta sensata.
- Scarpe con buona aderenza, meglio se da trekking vero.
- Acqua: almeno 1 litro, meglio 1,5 litri nelle giornate calde o sui giri lunghi.
- Strato antivento: il crinale sa essere freddo anche quando in valle sembra una giornata mite.
- Traccia cartografica o GPS: sui raccordi tra malghe e dorsale è facile perdere tempo inutilmente.
- Snack o pranzo al sacco se scegli l'itinerario più lungo.
Un errore comune è partire pensando che 1100 metri siano "poco montani". In realtà qui la quota è solo una parte della storia: contano il fondo, l'esposizione e il fatto che molti tratti alternino bosco, pascolo e cresta. Se ti organizzi bene all'inizio, poi la giornata scorre molto meglio. Una volta sistemata la parte pratica, resta solo il modo in cui ci si comporta sul posto.
Come visitarlo in modo sostenibile senza perdere qualità
Dal punto di vista del viaggio responsabile, questo è un posto che invita a un approccio sobrio. Arrivare presto, condividere l'auto quando possibile e restare sui sentieri segnati sono le tre cose che fanno più differenza. Le malghe e gli agriturismi dell'area hanno senso proprio perché permettono di legare cammino e filiera locale senza trasformare la gita in consumo rapido del paesaggio.
Io lo vedo così: la montagna piccola funziona quando chi la visita accetta il suo ritmo. Quindi niente scorciatoie fuori traccia, attenzione ai pascoli, rifiuti riportati a valle e, se ti fermi a mangiare, preferenza per prodotti del posto. Non è solo etica ambientale; è anche il modo migliore per tenere vivo un equilibrio delicato tra sentiero, lavoro agricolo e turismo. È il tipo di atteggiamento che permette a luoghi così di restare piacevoli anche in anni di turismo più intenso.
La scelta migliore quando vuoi montagna vera senza logistica pesante
La forza di Pian delle Femene sta tutta nella sua scala umana. Non obbliga a impegnare una giornata impossibile, ma non è nemmeno una passeggiata banale: se vuoi, puoi farne una camminata breve e panoramica; se hai gamba, puoi trasformarla in una salita più seria verso il Col Visentin; se ami i crinali, puoi allungare il passo e stare fuori più a lungo.
Se dovessi sintetizzarlo in una riga, Pian delle Femene è una meta piccola ma completa. Va bene per chi cerca panorami ampi, sentieri leggibili e una gita che unisca natura, memoria storica e attenzione al territorio senza forzare nulla. Io la terrei tra le uscite da ripetere, non tra quelle da fare una volta sola e dimenticare.