Il collegamento rifugio Mulaz da Passo Valles è uno di quei trekking che uniscono panorama, quota e un po’ di sana fatica: il sentiero sale rapido sulle Pale di San Martino, tocca forcelle e passi rocciosi e arriva in un rifugio che sembra incastrato nel paesaggio. Qui trovi una guida pratica per capire come si sviluppa il percorso, quanto tempo richiede, dove sta la vera difficoltà e come organizzare il rientro senza errori. Io lo considero un itinerario bellissimo, ma da affrontare con lettura corretta del terreno e attrezzatura adeguata.
Le informazioni utili per organizzare l’escursione in breve
- Il percorso principale segue il sentiero 751, che fa parte dell’Alta Via 2.
- La partenza è al Passo Valles, a circa 2.032 m; il rifugio è a 2.571 m.
- Per la salita calcola in media 3-3,5 ore; l’anello completo richiede in genere una giornata intera.
- Il CAI Venezia lo indica come itinerario escursionistico, ma sul terreno ci sono tratti esposti e brevi passaggi aiutati da cavo.
- Il rifugio è aperto in estate e dispone di 50 posti letto.
- Se vuoi variare il ritorno, la soluzione più logica passa dalla Val Venegia.

Come leggere questo itinerario prima di metterti in cammino
Io lo leggo come un traverso alto, non come una semplice salita a un rifugio. Il tracciato segue il sentiero 751, cioè un segmento dell’Alta Via 2, e passa da pascoli aperti a tratti più rocciosi dove il passo cambia subito. È proprio questo alternarsi di terreno morbido e terreno tecnico a renderlo così bello e così facile da sottovalutare.
La logica del percorso
Dal Passo Valles si entra subito in quota, quindi non hai il classico lungo avvicinamento nel bosco. La progressione è più esposta al meteo, ma regala fin dall’inizio una lettura ampia delle Pale di San Martino, della Val Venegia e della Val del Focobon.
Perché non va letto come una passeggiata
Il fatto che il dislivello netto fino al rifugio non sembri enorme inganna. Il terreno non è mai banale per tutta la durata del cammino, e quando arrivano i tratti più ripidi il sentiero chiede concentrazione, non solo fiato. Per questo io lo consiglio a chi ha già un po’ di esperienza in montagna, oppure a chi sa muoversi con prudenza e senza fretta.
Con questa chiave di lettura, il passo successivo è seguire il tracciato nel dettaglio, così capisci dove si concentra davvero la fatica.
Il sentiero 751 passo dopo passo
La salita al Rifugio Mulaz è molto più leggibile se la dividi in tre momenti: il tratto iniziale fino a Forcella Venegia, l’attraversamento verso Passo Venegiota e l’avvicinamento finale alla conca del rifugio. Non è un itinerario da fare con superficialità, ma è chiarissimo nella sua logica una volta che ci sei dentro.
Dalla partenza a Forcella Venegia
Dal Passo Valles si imbocca il 751 in direzione di Forcella Venegia. Il tratto iniziale è quello che di solito rassicura di più, perché ti fa entrare nel ritmo del cammino con pendii aperti e panorami larghi. Qui la raccomandazione più semplice è anche la più efficace: non correre, perché la bellezza del posto invoglia a fermarsi, ma la giornata è lunga.
Tra Passo Venegiota e i passaggi più delicati
Più avanti il terreno diventa più roccioso e compaiono i passaggi che meritano attenzione vera. In alcuni punti il sentiero è aiutato da cavi o brevi tratti attrezzati, utili più per facilitare la progressione che per trasformare il percorso in una ferrata. Io li leggo come un segnale chiaro: il passo resta escursionistico, ma richiede mani libere, scarponi stabili e nessuna distrazione.
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L’ultimo tratto verso il rifugio
Negli ultimi minuti si arriva alla conca del rifugio, a quota 2.571 metri. È il momento in cui il paesaggio si apre di nuovo e la fatica si alleggerisce mentalmente, anche se le gambe dicono altro. La posizione del Mulaz, in testa alla Val Focobon, spiega bene perché questa meta sia così apprezzata: non è solo un punto d’appoggio, è un belvedere vero.
Da qui ha senso passare ai numeri, perché tempi e dislivello aiutano più di qualsiasi descrizione a capire se l’escursione è adatta alla tua giornata.
Difficoltà, tempi e dislivello reali
Il CAI Venezia indica questo itinerario come E dal Passo Valles, con circa 3 ore e mezza di salita fino al rifugio. Io aggiungo una precisazione importante: sulla carta il tracciato resta escursionistico, ma sul terreno la percezione è più impegnativa per via dei saliscendi, dei tratti esposti e della quota. È il classico percorso che sembra “fattibile” finché non lo fai con il passo sbagliato, il meteo sbagliato o un margine di tempo troppo stretto.| Voce | Indicazione utile |
|---|---|
| Partenza | Passo Valles, circa 2.032 m |
| Arrivo | Rifugio Mulaz, 2.571 m |
| Sentiero principale | 751, collegato all’Alta Via 2 |
| Tempo di salita | circa 3-3,5 ore |
| Dislivello | circa 540 m netti fino al rifugio, oltre 1.000 m complessivi se fai l’anello |
| Difficoltà reale | Escursionistica impegnativa, con passaggi esposti e brevi tratti aiutati da cavo |
Il punto, secondo me, è questo: il numero “E” non significa facile, significa che il terreno resta da escursionismo e non da ferrata. Se vai piano e scegli una giornata stabile, il percorso è gestibile; se parti tardi, con meteo incerto o senza energia sufficiente, diventa molto più faticoso del previsto. È proprio qui che conviene passare all’equipaggiamento.
Equipaggiamento e condizioni da controllare
Per questo trekking io non scenderei sotto un equipaggiamento da media-alta montagna estiva. Non serve appesantirsi inutilmente, ma serve essere onesti con il tipo di terreno che trovi lungo il 751.
- Scarponi veri, con suola stabile e buona tenuta sui tratti rocciosi.
- Acqua: almeno 1,5 litri a testa, di più se la giornata è calda o il passo è in pieno sole.
- Strato antivento e guscio leggero: in quota il cambio di temperatura arriva veloce.
- Guanti leggeri se prevedi di usare i cavi o se il terreno è ancora umido.
- Traccia offline o cartografia: la segnaletica aiuta, ma nei punti più aperti la lettura del percorso deve essere immediata anche senza rete.
- Partenza anticipata: è la scelta che più riduce errori, caldo e rientri forzati.
Rientro ad anello e varianti che hanno senso
Il rientro più lineare è tornare indietro per il 751, ma se vuoi trasformare l’uscita in un anello la soluzione più sensata è scendere verso la Val Venegia lungo il 710 e chiudere poi con il 749 verso Forcella Venegia, dove ritrovi il 751. È un giro molto più interessante da un punto di vista paesaggistico, ma richiede più tempo, più attenzione ai bivi e una gestione sincera delle energie.
| Opzione | Perché sceglierla | Limite principale |
|---|---|---|
| Andata e ritorno sul 751 | Logistica semplice e meno rischio di errori | Meno varietà di paesaggio nella parte finale |
| Anello via Val Venegia | Più scenografico e più completo | Più lungo e più stancante nelle ultime ore |
| Salita al Monte Mulaz | Panorama molto ampio e soddisfazione alta | Ha senso solo con meteo buono e margine fisico reale |
Se sei al primo passaggio, oppure se la giornata è già lunga, io preferisco la versione più essenziale: salita al rifugio e rientro senza deviazioni. Se invece vuoi una giornata completa nelle Pale di San Martino, l’anello ti restituisce il meglio del versante occidentale e ti fa capire perché questa zona è così amata dagli escursionisti abituati ai grandi ambienti dolomitici. Da qui resta solo un ultimo pezzo di buon senso pratico, che spesso fa più differenza di una mappa perfetta.
Le due abitudini che rendono la giornata più sicura e più pulita
Su questo itinerario io tengo ferme due abitudini: partire presto e restare sul tracciato segnato. In un ambiente fragile come quello delle Pale, tagliare i prati, inseguire scorci “più veloci” o lasciare tracce fuori sentiero peggiora sia la sicurezza sia l’impatto sul terreno.
- Porta via tutti i rifiuti, compresi fazzoletti e scarti di cibo.
- Evita di forzare la salita se il terreno è bagnato o ancora innevato in stagione.
- Se incontri animali al pascolo o altri escursionisti nei tratti stretti, rallenta e lascia spazio senza fretta.
- Considera il rifugio come punto di sosta, non come scusa per partire senza una pianificazione seria.
Se vuoi una gita davvero ben riuscita, il segreto non è camminare più forte: è leggere bene la montagna, scegliere il giorno giusto e accettare che qui la bellezza si guadagna passo dopo passo.