Rifugio Mulaz da Passo Valles - La guida completa al sentiero 751

16 maggio 2026

Rifugio Mulaz da Passo Valles, un'oasi di pietra tra le vette dolomitiche avvolte dalle nuvole.

Indice

Il collegamento rifugio Mulaz da Passo Valles è uno di quei trekking che uniscono panorama, quota e un po’ di sana fatica: il sentiero sale rapido sulle Pale di San Martino, tocca forcelle e passi rocciosi e arriva in un rifugio che sembra incastrato nel paesaggio. Qui trovi una guida pratica per capire come si sviluppa il percorso, quanto tempo richiede, dove sta la vera difficoltà e come organizzare il rientro senza errori. Io lo considero un itinerario bellissimo, ma da affrontare con lettura corretta del terreno e attrezzatura adeguata.

Le informazioni utili per organizzare l’escursione in breve

  • Il percorso principale segue il sentiero 751, che fa parte dell’Alta Via 2.
  • La partenza è al Passo Valles, a circa 2.032 m; il rifugio è a 2.571 m.
  • Per la salita calcola in media 3-3,5 ore; l’anello completo richiede in genere una giornata intera.
  • Il CAI Venezia lo indica come itinerario escursionistico, ma sul terreno ci sono tratti esposti e brevi passaggi aiutati da cavo.
  • Il rifugio è aperto in estate e dispone di 50 posti letto.
  • Se vuoi variare il ritorno, la soluzione più logica passa dalla Val Venegia.

Rifugio Mulaz da Passo Valles, un'oasi di pietra tra le vette dolomitiche avvolte dalle nuvole.

Come leggere questo itinerario prima di metterti in cammino

Io lo leggo come un traverso alto, non come una semplice salita a un rifugio. Il tracciato segue il sentiero 751, cioè un segmento dell’Alta Via 2, e passa da pascoli aperti a tratti più rocciosi dove il passo cambia subito. È proprio questo alternarsi di terreno morbido e terreno tecnico a renderlo così bello e così facile da sottovalutare.

La logica del percorso

Dal Passo Valles si entra subito in quota, quindi non hai il classico lungo avvicinamento nel bosco. La progressione è più esposta al meteo, ma regala fin dall’inizio una lettura ampia delle Pale di San Martino, della Val Venegia e della Val del Focobon.

Perché non va letto come una passeggiata

Il fatto che il dislivello netto fino al rifugio non sembri enorme inganna. Il terreno non è mai banale per tutta la durata del cammino, e quando arrivano i tratti più ripidi il sentiero chiede concentrazione, non solo fiato. Per questo io lo consiglio a chi ha già un po’ di esperienza in montagna, oppure a chi sa muoversi con prudenza e senza fretta.

Con questa chiave di lettura, il passo successivo è seguire il tracciato nel dettaglio, così capisci dove si concentra davvero la fatica.

Il sentiero 751 passo dopo passo

La salita al Rifugio Mulaz è molto più leggibile se la dividi in tre momenti: il tratto iniziale fino a Forcella Venegia, l’attraversamento verso Passo Venegiota e l’avvicinamento finale alla conca del rifugio. Non è un itinerario da fare con superficialità, ma è chiarissimo nella sua logica una volta che ci sei dentro.

Dalla partenza a Forcella Venegia

Dal Passo Valles si imbocca il 751 in direzione di Forcella Venegia. Il tratto iniziale è quello che di solito rassicura di più, perché ti fa entrare nel ritmo del cammino con pendii aperti e panorami larghi. Qui la raccomandazione più semplice è anche la più efficace: non correre, perché la bellezza del posto invoglia a fermarsi, ma la giornata è lunga.

Tra Passo Venegiota e i passaggi più delicati

Più avanti il terreno diventa più roccioso e compaiono i passaggi che meritano attenzione vera. In alcuni punti il sentiero è aiutato da cavi o brevi tratti attrezzati, utili più per facilitare la progressione che per trasformare il percorso in una ferrata. Io li leggo come un segnale chiaro: il passo resta escursionistico, ma richiede mani libere, scarponi stabili e nessuna distrazione.

Leggi anche: Rifugio Carestiato - Guida Completa per un'Escursione Perfetta

L’ultimo tratto verso il rifugio

Negli ultimi minuti si arriva alla conca del rifugio, a quota 2.571 metri. È il momento in cui il paesaggio si apre di nuovo e la fatica si alleggerisce mentalmente, anche se le gambe dicono altro. La posizione del Mulaz, in testa alla Val Focobon, spiega bene perché questa meta sia così apprezzata: non è solo un punto d’appoggio, è un belvedere vero.

Da qui ha senso passare ai numeri, perché tempi e dislivello aiutano più di qualsiasi descrizione a capire se l’escursione è adatta alla tua giornata.

Difficoltà, tempi e dislivello reali

Il CAI Venezia indica questo itinerario come E dal Passo Valles, con circa 3 ore e mezza di salita fino al rifugio. Io aggiungo una precisazione importante: sulla carta il tracciato resta escursionistico, ma sul terreno la percezione è più impegnativa per via dei saliscendi, dei tratti esposti e della quota. È il classico percorso che sembra “fattibile” finché non lo fai con il passo sbagliato, il meteo sbagliato o un margine di tempo troppo stretto.
Voce Indicazione utile
Partenza Passo Valles, circa 2.032 m
Arrivo Rifugio Mulaz, 2.571 m
Sentiero principale 751, collegato all’Alta Via 2
Tempo di salita circa 3-3,5 ore
Dislivello circa 540 m netti fino al rifugio, oltre 1.000 m complessivi se fai l’anello
Difficoltà reale Escursionistica impegnativa, con passaggi esposti e brevi tratti aiutati da cavo

Il punto, secondo me, è questo: il numero “E” non significa facile, significa che il terreno resta da escursionismo e non da ferrata. Se vai piano e scegli una giornata stabile, il percorso è gestibile; se parti tardi, con meteo incerto o senza energia sufficiente, diventa molto più faticoso del previsto. È proprio qui che conviene passare all’equipaggiamento.

Equipaggiamento e condizioni da controllare

Per questo trekking io non scenderei sotto un equipaggiamento da media-alta montagna estiva. Non serve appesantirsi inutilmente, ma serve essere onesti con il tipo di terreno che trovi lungo il 751.

  • Scarponi veri, con suola stabile e buona tenuta sui tratti rocciosi.
  • Acqua: almeno 1,5 litri a testa, di più se la giornata è calda o il passo è in pieno sole.
  • Strato antivento e guscio leggero: in quota il cambio di temperatura arriva veloce.
  • Guanti leggeri se prevedi di usare i cavi o se il terreno è ancora umido.
  • Traccia offline o cartografia: la segnaletica aiuta, ma nei punti più aperti la lettura del percorso deve essere immediata anche senza rete.
  • Partenza anticipata: è la scelta che più riduce errori, caldo e rientri forzati.
Il periodo migliore resta la stagione estiva stabile; ai margini di stagione, invece, alcuni canali e traversi possono trattenere neve più a lungo del previsto. Io aggiungerei una regola semplice: se il cielo cambia in fretta, non inseguire la meta a tutti i costi. Su questo tipo di sentiero il margine di sicurezza vale più di qualche foto in più, e il prossimo tema è proprio come scegliere il rientro senza complicarti la giornata.

Rientro ad anello e varianti che hanno senso

Il rientro più lineare è tornare indietro per il 751, ma se vuoi trasformare l’uscita in un anello la soluzione più sensata è scendere verso la Val Venegia lungo il 710 e chiudere poi con il 749 verso Forcella Venegia, dove ritrovi il 751. È un giro molto più interessante da un punto di vista paesaggistico, ma richiede più tempo, più attenzione ai bivi e una gestione sincera delle energie.

Opzione Perché sceglierla Limite principale
Andata e ritorno sul 751 Logistica semplice e meno rischio di errori Meno varietà di paesaggio nella parte finale
Anello via Val Venegia Più scenografico e più completo Più lungo e più stancante nelle ultime ore
Salita al Monte Mulaz Panorama molto ampio e soddisfazione alta Ha senso solo con meteo buono e margine fisico reale

Se sei al primo passaggio, oppure se la giornata è già lunga, io preferisco la versione più essenziale: salita al rifugio e rientro senza deviazioni. Se invece vuoi una giornata completa nelle Pale di San Martino, l’anello ti restituisce il meglio del versante occidentale e ti fa capire perché questa zona è così amata dagli escursionisti abituati ai grandi ambienti dolomitici. Da qui resta solo un ultimo pezzo di buon senso pratico, che spesso fa più differenza di una mappa perfetta.

Le due abitudini che rendono la giornata più sicura e più pulita

Su questo itinerario io tengo ferme due abitudini: partire presto e restare sul tracciato segnato. In un ambiente fragile come quello delle Pale, tagliare i prati, inseguire scorci “più veloci” o lasciare tracce fuori sentiero peggiora sia la sicurezza sia l’impatto sul terreno.

  • Porta via tutti i rifiuti, compresi fazzoletti e scarti di cibo.
  • Evita di forzare la salita se il terreno è bagnato o ancora innevato in stagione.
  • Se incontri animali al pascolo o altri escursionisti nei tratti stretti, rallenta e lascia spazio senza fretta.
  • Considera il rifugio come punto di sosta, non come scusa per partire senza una pianificazione seria.

Se vuoi una gita davvero ben riuscita, il segreto non è camminare più forte: è leggere bene la montagna, scegliere il giorno giusto e accettare che qui la bellezza si guadagna passo dopo passo.

Domande frequenti

Il percorso principale segue il sentiero 751, che fa parte dell'Alta Via 2. La partenza è al Passo Valles (circa 2.032 m) e il rifugio si trova a 2.571 m. È un itinerario che unisce panorami mozzafiato e un po' di sana fatica.

In media, la salita al Rifugio Mulaz richiede circa 3-3,5 ore. Se si opta per l'anello completo, che include il rientro via Val Venegia, l'escursione può durare un'intera giornata. È consigliabile partire presto per godersi il percorso senza fretta.

Il CAI Venezia lo classifica come escursionistico (E), ma presenta tratti esposti e brevi passaggi aiutati da cavo. Non è una semplice passeggiata e richiede concentrazione, scarponi stabili e un minimo di esperienza in montagna. Il dislivello netto è di circa 540 m.

Sì, il rientro più scenografico è scendere verso la Val Venegia lungo il sentiero 710 e poi chiudere con il 749 verso Forcella Venegia, dove si ritrova il 751. Questa opzione rende l'escursione più completa ma richiede più tempo ed energie.

Si raccomandano scarponi veri con suola stabile, almeno 1,5 litri d'acqua, uno strato antivento e un guscio leggero. Utili anche guanti leggeri e una traccia offline o cartografia. Partire presto è fondamentale per evitare il caldo e gestire al meglio la giornata.

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Cristyn Ferrari

Cristyn Ferrari

Sono Cristyn Ferrari, un'analista di settore con oltre dieci anni di esperienza nel campo del turismo sostenibile, della mobilità e dell'enogastronomia. Ho dedicato gran parte della mia carriera a esplorare come queste tre aree interagiscono e si influenzano reciprocamente, contribuendo a creare un futuro più sostenibile e responsabile per il nostro pianeta. La mia specializzazione si concentra sull'analisi delle tendenze emergenti nel turismo eco-consapevole e sull'importanza della mobilità sostenibile nel promuovere esperienze autentiche e rispettose dell'ambiente. Attraverso un approccio che combina ricerca approfondita e un'analisi obiettiva, mi impegno a semplificare dati complessi per rendere le informazioni accessibili e utili ai lettori. La mia missione è fornire contenuti accurati, aggiornati e imparziali, contribuendo a creare una comunità informata e consapevole. Sono appassionata di condividere storie e risorse che ispirano un cambiamento positivo nel modo in cui viaggiamo e ci relazioniamo con il cibo e il territorio.

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