Una salita sul Monte San Primo può essere una passeggiata panoramica di poche ore oppure una vera escursione di montagna con oltre 1.000 metri di dislivello. In questa guida raccolgo le informazioni che servono davvero per scegliere il percorso, prepararsi alle condizioni del terreno, arrivare in modo più sostenibile e godersi il paesaggio del Triangolo Lariano senza improvvisare.
La vetta giusta per vedere il Lago di Como dall’alto
- Quota massima: circa 1.681 metri, il punto più alto del Triangolo Lariano.
- Panorama: dalla cima si osservano i due rami del Lago di Como, le Prealpi e, nelle giornate limpide, la pianura.
- Percorso completo: l’anello da Civenna misura circa 17,5 km con 1.060 metri di dislivello.
- Durata indicativa: 5 ore senza soste per l’itinerario da Civenna, con difficoltà escursionistica.
- Periodo consigliato: da marzo a novembre, mentre neve, ghiaccio e nebbia richiedono maggiore esperienza.

Che cosa rende speciale questa cima sopra il Lago di Como
Il Monte San Primo domina la parte settentrionale del Triangolo Lariano, la zona montuosa compresa tra i due rami del Lago di Como. Con i suoi circa 1.681 metri, è la cima più alta dell’area e offre un punto di osservazione molto più ampio rispetto ai belvedere direttamente affacciati sul lago.
La posizione è il suo vero punto di forza. Dalla cresta lo sguardo passa dal ramo di Como a quello di Lecco, mentre verso nord compaiono le montagne alpine e verso sud la pianura padana. Io trovo particolarmente riuscite le giornate limpide di primavera e autunno, quando la luce rende leggibili il profilo delle Grigne, le valli e i paesi raccolti sulle rive.
Non bisogna però immaginare una cima isolata e selvaggia. L’area comprende boschi, pascoli, alpeggi, strade sterrate e località turistiche come Piano Rancio e San Primo. Proprio questa varietà permette di costruire un’escursione su misura, ma rende importante seguire bene la segnaletica e non affidarsi soltanto alla traccia sul telefono.
Quale itinerario scegliere per arrivare in vetta
La salita più adatta dipende dal tempo a disposizione e dall’allenamento. Per una prima esperienza sceglierei un accesso alto, mentre il percorso da Civenna è più completo e interessante per chi vuole trasformare la giornata in un trekking vero.
| Partenza | Impegno | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Parco San Primo o Piano Rancio | Medio | Accesso più breve, con salita verso l’Alpe del Borgo e la Bocchetta di Terra Biotta. |
| Civenna | Escursionistico | Anello di circa 17,5 km, 1.060 metri di dislivello e 5 ore di cammino senza soste. |
| Colma di Sormano | Medio o impegnativo | Percorso panoramico tra alpeggi e dorsale, adatto a chi vuole abbinare più tratti del Triangolo Lariano. |
La salita da Piano Rancio
È la soluzione più pratica se l’obiettivo principale è raggiungere la cima senza affrontare un lungo avvicinamento. Dal settore del Parco San Primo si procede verso il Rifugio Martina e l’Alpe dei Picìtt, oppure verso l’Alpe del Borgo e la Bocchetta di Terra Biotta. Da quest’ultima, la cresta finale richiede ancora circa 50 minuti di salita.
Il tratto conclusivo è aperto e può sembrare semplice quando il terreno è asciutto. Con erba bagnata, neve o ghiaccio cambia completamente il livello di attenzione, soprattutto in discesa. Per questo non lo considererei una passeggiata adatta a scarpe leggere da città.
L’anello da Civenna
Il percorso ufficialmente descritto come anello Civenna-Parco San Primo-Monte San Primo-Piano Rancio-Civenna parte da Piazza Milano, a circa 625 metri. Il dislivello supera i 1.000 metri, quindi la difficoltà escursionistica è reale, anche se non ci sono passaggi alpinistici.
Il tracciato alterna strade secondarie, mulattiere, bosco e sentieri di cresta. Lungo il cammino si incontrano la Croce di Civenna, il Sasso Lentina, l’Alpe del Borgo e la Bocchetta di Terra Biotta. È la scelta che consiglierei a chi vuole capire davvero il paesaggio del monte, non soltanto fotografare la vetta.
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La dorsale dalla Colma di Sormano
Dalla Colma di Sormano si entra in un ambiente più ampio, fatto di pascoli e rilievi arrotondati. Il passaggio dall’Alpe Spessola e dall’Alpe di Terra Biotta permette di leggere la struttura del Triangolo Lariano e di collegare l’escursione ad altri itinerari della dorsale.
Qui il rischio principale è sottovalutare la lunghezza. I continui saliscendi consumano energie anche quando le pendenze non sembrano severe. Prima di partire controllerei sempre distanza, dislivello complessivo e orario del tramonto, soprattutto nei mesi con meno luce.
Come prepararsi senza complicare l’escursione
La cima non richiede attrezzatura alpinistica in condizioni normali, ma resta una montagna. Io partirei con scarponcini con buona suola, abbigliamento a strati, una giacca antivento e una mappa offline. Il meteo sul lago può cambiare rapidamente e la visibilità in cresta può ridursi anche quando a Bellagio il cielo sembra sereno.
- Porta almeno 1,5 litri d’acqua a persona, aumentando la quantità nelle giornate calde.
- Prevedi una pausa alimentare completa, non soltanto uno snack.
- Controlla il terreno dopo piogge intense, nevicate o gelate.
- Non contare sui punti di ristoro come unica fonte di acqua o cibo.
- Scarica la traccia e porta una batteria esterna, ma usa anche la segnaletica sul posto.
Tra marzo e novembre le condizioni sono in genere più favorevoli, ma la stagione da sola non basta a stabilire la difficoltà. In inverno possono comparire neve e ghiaccio anche sui tratti più facili; in quel caso servono esperienza, ramponcini e una valutazione aggiornata del rischio. Se il sentiero è coperto, preferisco rinunciare alla vetta piuttosto che trasformare una gita panoramica in un problema di sicurezza.
Un errore frequente consiste nel guardare soltanto la quota finale. Partire da Civenna significa superare oltre 1.000 metri di dislivello, mentre partire da un parcheggio alto riduce la fatica ma non elimina i tratti ripidi e il ritorno. La difficoltà va quindi valutata sull’intero itinerario, non sui pochi minuti più fotografati.
Come arrivare e muoversi in modo più sostenibile
Per gli accessi alti l’automobile è spesso la soluzione più semplice, ma non è l’unica. Se possibile, organizzerei un car pooling da Como, Lecco o Milano, evitando di moltiplicare le auto nei parcheggi delle località montane. Per chi arriva con i mezzi pubblici, conviene verificare in anticipo collegamenti e coincidenze verso Bellagio, Civenna e Piano Rancio, perché l’ultimo tratto può avere frequenze limitate.
L’auto va lasciata soltanto negli spazi consentiti. Parcheggiare lungo strade strette o davanti agli accessi agricoli crea problemi ai residenti e ai mezzi di soccorso, oltre a rendere più fragile un territorio già molto frequentato nei fine settimana.
La parte più concreta del turismo responsabile è spesso poco spettacolare. Richiudere i cancelli dopo il passaggio, tenere il cane sotto controllo vicino agli animali al pascolo, riportare a valle i rifiuti e restare sui sentieri fa una differenza maggiore di molti comportamenti “green” dichiarati soltanto a parole.
Per ridurre l’impatto consiglio anche di scegliere giorni feriali o partenze mattutine, acquistare qualcosa nei piccoli esercizi della zona e non raccogliere fiori, funghi o altri elementi naturali. In questo modo l’escursione sostiene l’economia locale senza trasformare il monte in un semplice parcheggio panoramico.
Cosa abbinare alla giornata tra alpeggi e lago
Una volta scesi, il modo migliore per completare l’esperienza è dedicare un po’ di tempo ai borghi e alla cucina del territorio. Bellagio è la base più conosciuta, ma anche Civenna, Piano Rancio e i comuni del Triangolo Lariano offrono un ritmo più tranquillo e spesso più coerente con una giornata all’aria aperta.
Nei ristoranti e negli agriturismi della zona cercherei piatti semplici legati alla tradizione lombarda, formaggi locali e la miascia, dolce preparato con pane, latte, uova, frutta e altri ingredienti variabili secondo la ricetta. Non è soltanto una curiosità gastronomica: racconta bene una cucina nata per recuperare ciò che era disponibile in casa.
Chi ha ancora energie può valutare brevi deviazioni verso i belvedere di Piano Rancio o il Monte Nuvolone, senza aggiungere automaticamente un’altra cima al programma. Dopo un’escursione lunga, una passeggiata rilassata e un pasto locale sono spesso una scelta migliore di un itinerario sovraccarico.
La scelta che farei per una prima giornata
Per la prima visita sceglierei l’accesso da Parco San Primo o Piano Rancio, con partenza presto, salita alla Bocchetta di Terra Biotta e proseguimento verso la vetta se il terreno è asciutto e la visibilità buona. È il compromesso più equilibrato tra panorama, impegno fisico e possibilità di accorciare il giro.
Chi invece vuole una giornata completa dovrebbe partire da Civenna e considerare il percorso come un trekking di circa cinque ore, più le soste. In entrambi i casi, la cima dà il meglio quando non viene affrontata di fretta: il panorama sul Lago di Como è il premio finale, ma sono i boschi, gli alpeggi e la cresta a rendere memorabile l’intero cammino.