Lago di Antermoia, come arrivare e quale sentiero scegliere

23 ottobre 2026

Il **lago di Antermoia**, con le sue acque turchesi, incastonato tra imponenti vette rocciose e pendii ghiaiosi.

Indice

Raggiungere il lago di Antermoia richiede passo sicuro, tempo e un minimo di preparazione, ma ripaga con uno degli scenari più intensi del Catinaccio. In questo articolo raccolgo le informazioni davvero utili per organizzare l’escursione, dai principali sentieri ai tempi di percorrenza, fino al periodo migliore, all’equipaggiamento e alle scelte più sostenibili.

Un lago d’alta quota da raggiungere con calma e rispetto

  • Quota intorno ai 2.500 metri, nel cuore del gruppo del Catinaccio.
  • Accesso esclusivamente a piedi, con itinerari di difficoltà escursionistica o, in un caso, parzialmente attrezzata.
  • Percorso più classico da Campitello di Fassa attraverso la Val Duron e il Passo di Dona.
  • Tempi medi compresi tra 3 ore e mezza e 4 ore e mezza, in base al punto di partenza.
  • Periodo consigliato da fine giugno a settembre, sempre controllando neve, rifugi e sentieri.

Perché il lago di Antermoia è così speciale

Il bacino si trova nel Vallone d’Antermoia, una conca rocciosa modellata dai ghiacciai ai piedi del Catinaccio d’Antermoia. L’altitudine, circa 2.495-2.500 metri, spiega il suo aspetto severo e quasi lunare: qui il bosco lascia spazio a ghiaioni, pareti dolomitiche e distese di roccia chiara.

La sua origine è glaciale, ma non si tratta di uno specchio d’acqua destinato a sparire completamente in estate. Il disgelo e alcune piccole sorgenti alimentano il bacino, mentre il Ruf de Antermoia prosegue in parte sotto terra prima di diventare emissario. È un dettaglio naturale poco evidente a prima vista, ma aiuta a capire perché il lago mantenga una presenza d’acqua anche nei mesi più asciutti.

Il colore cambia molto con la luce. Al mattino può apparire freddo e trasparente, mentre nelle ore centrali assume tonalità più intense, soprattutto quando il cielo è limpido. Personalmente trovo che il lago dia il meglio non nelle fotografie scattate di corsa, ma quando ci si ferma qualche minuto a osservare il rapporto tra l’acqua, la Croda del Lago e le pareti del Catinaccio.

Come raggiungere il lago solo a piedi

Non esiste una strada carrozzabile fino al lago e non ci sono impianti che portino direttamente nella conca. Le partenze più utilizzate si trovano in Val di Fassa, soprattutto a Campitello, Mazzin, Fontanazzo e Gardeccia. La scelta del punto di partenza cambia parecchio la lunghezza e il carattere dell’escursione.

Da Campitello attraverso la Val Duron

È una delle soluzioni più complete e, a mio avviso, la più interessante per chi vuole vivere l’avvicinamento senza scorciatoie. Da Campitello si sale verso la Val Duron, si raggiunge il Rifugio Micheluzzi e si prosegue attraverso il Passo delle Ciaregole, a circa 2.282 metri, e il Passo di Dona, a circa 2.516 metri.

Il tratto fino al Rifugio Antermoia richiede mediamente 4 ore e 30 minuti, con difficoltà E, cioè escursionistica. Da Campitello la giornata può diventare lunga, soprattutto considerando il ritorno. Un taxi stagionale può accorciare la salita iniziale fino al Rifugio Micheluzzi, ma non trasforma l’escursione in una passeggiata facile.

Da Mazzin o dalla Val Udai

Partendo da Mazzin si risale la Val Udai e si raggiunge il Passo di Dona prima di entrare nel vallone. Il tempo indicativo è di circa 3 ore e 30 minuti, ma il dislivello resta importante e il sentiero presenta tratti ripidi.

Questa variante è adatta a chi cerca un accesso diretto dalla valle e preferisce evitare l’itinerario più lungo della Val Duron. Non la sceglierei però per una prima escursione in caso di meteo incerto, perché l’ambiente diventa rapidamente aperto e poco protetto.

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Da Gardeccia passando dal Passo di Antermoia

Da Gardeccia si raggiungono i rifugi Vajolet e Preuss, quindi il Rifugio Passo Principe e il Passo di Antermoia. Il percorso richiede circa 4 ore e attraversa quote elevate, con un passaggio intorno ai 2.700 metri.

È una traversata magnifica, ma non è la scelta più semplice per chi ha poca esperienza. Il terreno detritico, la quota e la possibile presenza di neve residua rendono indispensabili scarponi, passo sicuro e un controllo attento delle condizioni.

Quale itinerario scegliere in base alla propria esperienza

Non esiste un accesso davvero breve e pianeggiante. Anche l’itinerario più rapido porta in un ambiente d’alta quota dove il tempo può cambiare velocemente. Per orientarmi, considero soprattutto il dislivello, la familiarità con i sentieri dolomitici e la possibilità di rientrare prima del buio.

Punto di partenza Tempo indicativo Difficoltà Per chi è adatto
Mazzin, Val Udai Circa 3 h 30 min E Escursionisti allenati che cercano l’accesso diretto
Campitello, Val Duron Circa 4 h 30 min E Chi vuole un itinerario panoramico e completo
Gardeccia, Passo Principe Circa 4 h E Escursionisti abituati a quota e terreno roccioso
Gardeccia, Sentiero delle Scalette Circa 3 h 30 min EEA Persone esperte con passo sicuro e attrezzatura adeguata

Il Sentiero delle Scalette merita una precisazione. È parzialmente attrezzato e presenta passaggi su roccia con cordini, quindi non lo considererei una variante turistica da improvvisare. Chi soffre l’esposizione o non ha esperienza su terreni attrezzati dovrebbe preferire un itinerario più lungo ma meno tecnico.

Per una prima visita sceglierei la Val Duron da Campitello, mettendo in conto una giornata impegnativa, oppure la traversata da Gardeccia attraverso il Passo Principe se si dispone di un pernottamento in rifugio. Il lago si apprezza molto di più quando non bisogna correre per rientrare.

Riflessi cristallini nel lago di Antermoia, incastonato tra imponenti vette rocciose sotto un cielo azzurro intenso.

Quando andare e cosa mettere nello zaino

Il periodo più affidabile va generalmente da fine giugno a settembre. A inizio stagione alcuni passi possono ancora presentare neve o ghiaccio, mentre in autunno le giornate più corte e le temperature basse richiedono una pianificazione più prudente.

Il Rifugio Antermoia si trova a pochi minuti dal lago e normalmente lavora nella stagione estiva, spesso tra giugno e ottobre. Per il 2026 controllerei direttamente apertura, disponibilità dei posti e condizioni dei sentieri prima di partire, perché le date possono cambiare in base alla neve e alla situazione meteorologica.

  • Scarponi da trekking con suola scolpita, non semplici scarpe da ginnastica.
  • Abbigliamento a strati, con guscio impermeabile anche nelle giornate serene.
  • Acqua e cibo sufficienti per l’andata e il ritorno.
  • Cartina o traccia offline, perché la copertura telefonica non è garantita.
  • Bastoncini, utili soprattutto sui ghiaioni e nei tratti di discesa.
  • Frontale, se l’escursione è lunga o prevede un rientro serale.

La difficoltà maggiore non è sempre la salita. Spesso è il ritorno, quando la stanchezza rende meno precisi i passi sui sassi mobili. Per questo preferisco partire presto, mantenere un ritmo regolare e considerare il tempo di discesa con lo stesso realismo dedicato all’andata.

Un’esperienza più sostenibile nel cuore delle Dolomiti

Un luogo così remoto si conserva anche attraverso comportamenti semplici. Conviene usare i mezzi pubblici o le navette disponibili per raggiungere le località di partenza, evitare di occupare i parcheggi con più auto del necessario e scegliere, quando possibile, un pernottamento in rifugio invece di concentrare tutto in una sola giornata di trasferimenti.

Non raccoglierei fiori, rocce o altri elementi dell’ambiente e porterei a valle ogni rifiuto, compresi fazzoletti e bucce di frutta. Anche il lago va osservato senza entrare in acqua: la temperatura è molto bassa e la riva è un ambiente delicato, non uno spazio attrezzato per la balneazione.

Il rifugio può diventare una tappa preziosa anche dal punto di vista gastronomico. Un piatto caldo consumato in quota valorizza il territorio più di uno zaino sovraccarico di prodotti confezionati, soprattutto se si scelgono strutture che lavorano con ingredienti locali e riducono il trasporto delle merci.

La scelta che rende davvero memorabile l’Antermoia

Il lago non è una meta da raggiungere a tutti i costi. Se il meteo peggiora, la visibilità si chiude o il sentiero conserva neve dura, rimandare è una decisione corretta, non una rinuncia. In alta montagna la prudenza vale più della fotografia perfetta.

Per goderselo davvero suggerisco di dedicare alla zona almeno un’intera giornata, oppure di dormire al Rifugio Antermoia e vivere il vallone nelle prime ore del mattino. La luce, il silenzio e l’assenza del traffico trasformano una bella escursione in un’esperienza molto più profonda.

Questo articolo ha carattere esclusivamente informativo ed educativo. Il materiale è stato elaborato con il supporto di moderni strumenti analitici e linguistici (IA). Prima di prendere una decisione, consulta un esperto.

Domande frequenti

Da Campitello si attraversa la Val Duron passando dal Rifugio Micheluzzi, dal Passo delle Ciaregole e dal Passo di Dona. Il percorso fino al Rifugio Antermoia richiede circa 4 ore e 30 minuti ed è classificato E.

Da Mazzin attraverso la Val Udai servono circa 3 ore e 30 minuti, da Gardeccia passando dal Passo di Antermoia circa 4 ore, mentre da Campitello attraverso la Val Duron circa 4 ore e 30 minuti. I tempi variano in base alle condizioni del sentiero e al ritmo.

Il periodo generalmente più affidabile va da fine giugno a settembre, ma bisogna controllare neve, meteo, sentieri e apertura del Rifugio Antermoia. Nello zaino servono scarponi da trekking, abbigliamento a strati con guscio impermeabile, acqua, cibo, cartina o traccia offline, bastoncini e, per rientri tardivi, una frontale.

No. È un percorso parzialmente attrezzato con passaggi su roccia e cordini, classificato EEA. È indicato a persone esperte, con passo sicuro e attrezzatura adeguata; chi soffre l’esposizione dovrebbe preferire un itinerario meno tecnico.

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escursionismo alta quota rifugi dolomiti sentieri attrezzati

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Cristyn Ferrari

Cristyn Ferrari

Mi chiamo Cristyn Ferrari e ho cinque anni di esperienza nel campo del turismo sostenibile, della mobilità e dell'enogastronomia. La mia passione per questi temi è nata durante i miei viaggi, quando ho scoperto quanto sia importante viaggiare in modo responsabile e apprezzare le tradizioni culinarie locali. Scrivo per aiutare i lettori a comprendere le sfide e le opportunità che offre il turismo sostenibile, offrendo informazioni chiare e aggiornate. Nel mio lavoro, mi impegno a verificare le fonti e a confrontare le informazioni per garantire che ciò che condivido sia utile e preciso. Mi piace semplificare argomenti complessi, rendendoli accessibili a tutti, e seguire le ultime tendenze per presentare un quadro completo e attuale. Condivido la mia esperienza e le mie conoscenze per ispirare un approccio consapevole e informato al viaggio e alla scoperta delle meraviglie enogastronomiche.

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