Tra faggete ombrose, pascoli d’altura e vecchie malghe, il Sentiero dei Grandi Alberi offre un’escursione in cui la natura si legge anche attraverso la storia del territorio. Il nome, però, identifica più itinerari italiani: qui chiarisco soprattutto il percorso di Recoaro, nelle Piccole Dolomiti, e lo distinguo dall’anello di Morterone, con indicazioni su difficoltà, tempi, equipaggiamento e comportamento responsabile.
Due percorsi omonimi, due esperienze molto diverse
- Recoaro è il tracciato più noto, tra tigli monumentali, faggete, malghe e torbiere.
- Morterone propone un anello di circa 7,2 km nella foresta regionale del Monte Resegone.
- Il percorso vicentino misura circa 3 ore e 30 minuti, con un dislivello indicativo di 341 metri.
- Entrambi sono classificati come facili, ma terreno bagnato e varianti possono aumentare l’impegno.
- Scarpe con buona aderenza, acqua e traccia aggiornata fanno più differenza dell’attrezzatura tecnica.

Quale itinerario stai cercando davvero
La prima cosa da sapere è che non esiste un solo percorso con questo nome. Il tracciato di Recoaro Mille, in provincia di Vicenza, si sviluppa ai piedi delle Piccole Dolomiti ed è conosciuto per la concentrazione di alberi monumentali e per il legame con il paesaggio delle malghe.
Quello di Morterone, in provincia di Lecco, attraversa invece la foresta regionale del Monte Resegone e mette in evidenza soprattutto grandi faggi, sorgenti, antiche mulattiere e tracce dell’attività carboniera. Prima di partire controllerei sempre il comune, il punto di avvio e la traccia GPS, perché cercare soltanto il nome del sentiero può portare all’itinerario sbagliato.
| Itinerario | Caratteristiche | Dati indicativi |
|---|---|---|
| Recoaro Mille | Tigli, faggi, frassini, malghe e torbiera del Monte Rove | 3 ore e 30 minuti, 341 m di dislivello, facile |
| Morterone | Faggete, sorgenti, pascoli e testimonianze delle carbonaie | 7,2 km ad anello, 300 m di salita, circa 3 ore |
Il percorso di Recoaro tra tigli, faggete e malghe
Il percorso vicentino parte dalla zona di arrivo della cabinovia proveniente da Recoaro e attraversa località come Chempele, La Rasta, Pizzegoro, Anghebe e La Gazza. La camminata alterna tratti pianeggianti, brevi salite e passaggi su strade rurali, con un dislivello complessivo contenuto ma una lunghezza che richiede comunque mezza giornata.
Il protagonista più famoso è il Linte delle Montagnole, un grande tiglio ibrido che emerge dal pascolo vicino a Malga Sebe. Lungo il cammino si incontrano anche i 23 tigli di Pizzegoro, grandi faggi, frassini e il sorbo montano di Malga Raute, oltre a pozze d’alpeggio e alla torbiera del Monte Rove.
Cosa rende speciale il paesaggio
Non si tratta semplicemente di una passeggiata in un bosco. Molti alberi erano un tempo isolati nei pascoli, mentre oggi sono circondati da boschi ricresciuti dopo l’abbandono della montagna. Questo cambiamento permette di osservare come l’attività umana abbia modellato il paesaggio e come la vegetazione stia lentamente riconquistando gli spazi aperti.
Le malghe aggiungono una dimensione concreta all’escursione. Sono il segno della pastorizia e dell’economia alpina tradizionale, non semplici elementi scenografici. Io dedicherei tempo anche ai pannelli didattici, perché aiutano a riconoscere le specie e a capire perché un albero sia considerato monumentale.
L’anello di Morterone per chi ama boschi e storia locale
A Morterone il tracciato principale forma un anello con partenza e arrivo nel centro del paese, a circa 1.085 metri di quota. Il punto più alto è Cül Volt, a 1.370 metri, dove alcuni faggi crescono sul crinale e mostrano forme particolarmente imponenti.
La parte più interessante è probabilmente la zona della Garibolda, dove sono segnalati numerosi faggi con diametri intorno al metro. Il percorso attraversa anche aree un tempo utilizzate per produrre carbone vegetale: le aie carbonili sono spiazzi nel bosco che conservano la memoria di questa lavorazione.
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Le varianti da aggiungere con criterio
L’itinerario principale richiede circa 3 ore, mentre con le varianti può arrivare a 5 ore e 30 minuti. Alcune deviazioni conducono verso Frasnida, l’Alpe Costa del Palio e il Foo di Valmana, ma non le aggiungerei automaticamente: dopo pioggia, con bambini o con luce limitata, il percorso base è una scelta più equilibrata.
La segnaletica utilizza frecce, tabelle locali e segnavia bianco-rossi con la sigla GA. Anche in un tracciato classificato facile, però, una mappa offline resta utile, soprattutto nei bivi tra strade agro-silvo-pastorali, mulattiere e sentieri secondari.
Come preparare l’escursione senza sottovalutarla
La difficoltà tecnica è bassa, ma la durata e le condizioni del fondo possono cambiare molto l’esperienza. Dopo piogge recenti, radici, foglie e tratti erbosi diventano scivolosi; in autunno la visibilità dei segnavia può diminuire e in inverno ghiaccio e neve richiedono maggiore prudenza.
- Calzature con suola scolpita, anche nelle giornate asciutte.
- Acqua sufficiente per tutta l’uscita, senza affidarsi alle sorgenti come unica riserva.
- Giacca impermeabile e uno strato caldo, perché il bosco può essere fresco anche in estate.
- Traccia aggiornata e batteria del telefono carica.
- Pranzo leggero, soprattutto per il percorso di Recoaro, che può occupare gran parte della giornata.
Per una famiglia abituata alle passeggiate in montagna, i percorsi possono essere accessibili. Non li definirei però adatti a passeggini o a persone che cercano un fondo completamente regolare. La scelta migliore è partire presto, mantenere un ritmo tranquillo e lasciare margine per le soste davanti agli alberi più interessanti.
Come vivere il sentiero rispettando gli alberi
Un albero monumentale non è un’attrazione da arrampicarsi o da abbracciare per una fotografia. Il passaggio ripetuto vicino alle radici compatta il terreno e può danneggiare la pianta, mentre incidere la corteccia lascia ferite permanenti. Osservarlo a distanza e restare sul tracciato è la forma più semplice di tutela.
Porterei via ogni rifiuto, eviterei musica ad alto volume e terrei i cani sotto controllo nelle zone di pascolo. Anche acquistare prodotti dalle malghe aperte o fermarsi nei piccoli esercizi locali contribuisce a mantenere vivo un territorio che il turismo sostenibile dovrebbe sostenere, non soltanto attraversare.
La stagione più piacevole dipende da ciò che si cerca. Primavera e autunno offrono colori e temperature gradevoli, l’estate garantisce giornate lunghe ma più affollate, mentre l’inverno può trasformare una facile escursione in un’uscita con esigenze da ambiente innevato.
La scelta giusta dipende dal tempo che hai
Se vuoi un itinerario vario, con malghe, panorami e una forte presenza di tigli monumentali, sceglierei Recoaro Mille. Se preferisci un anello raccolto, più boschivo e legato alla storia delle comunità montane, Morterone è probabilmente la scelta più coerente.
In entrambi i casi, il vero valore non sta nel contare quanti grandi alberi si incontrano, ma nel capire il rapporto tra bosco, pascolo e lavoro umano. Partire con una traccia verificata, scarpe adatte e qualche ora libera permette di godere il cammino senza correre e di lasciare questi luoghi esattamente come li si è trovati.