Quando il lago di Como si apre tra uliveti, castagneti e borghi in pietra, camminare diventa un modo concreto per conoscerlo senza correre da una località all’altra. Il sentiero del viandante segue la sponda orientale del Lario e permette di scegliere tra un trekking completo e singole tappe facilmente collegate con il treno. Qui raccolgo percorso, difficoltà, tappe, trasporti, attrezzatura e accorgimenti utili per organizzare un’escursione piacevole e sostenibile.
Le coordinate essenziali per scegliere il tratto giusto e camminare con più libertà
- Lunghezza: circa 70 km da Lecco a Sorico, oppure circa 45 km nella sezione classica da Abbadia Lariana a Piantedo.
- Durata: da una giornata per una singola tappa a 4-8 giorni per l’intero itinerario, secondo varianti e ritmo.
- Difficoltà: escursionistica, con mulattiere, gradoni, tratti asfaltati e dislivello complessivo intorno ai 2.470 metri.
- Periodo migliore: primavera e autunno, quando il clima è più gradevole e i panorami risultano particolarmente nitidi.
- Logistica: le stazioni ferroviarie lungo la linea Lecco-Colico-Sondrio rendono semplice partire e rientrare senza usare l’auto.

Che cos’è e perché vale il viaggio
Il percorso è un’antica rete di mulattiere che corre a mezza costa tra il lago e le montagne. Non si tratta di un sentiero alpino isolato, ma di una successione di vie storiche che univano paesi, frazioni agricole e approdi del Lario. La denominazione attuale è stata recuperata e valorizzata a partire dal 1992, quando diversi tratti sono stati ripristinati per l’escursionismo.
La sua forza sta nella varietà. In poche ore si passa da boschi di castagno a terrazzamenti con ulivi, da cappelle rurali a borghi come Varenna, Bellano, Dervio e Corenno Plinio. Il panorama non è sempre aperto, perché alcuni segmenti attraversano zone boscose, ma proprio questo alternarsi rende il cammino meno monotono rispetto a una semplice passeggiata panoramica.
Io lo considero particolarmente riuscito per chi vuole unire trekking, storia locale e mobilità lenta. Non obbliga a scegliere tra natura e cultura: si può camminare al mattino, fermarsi in un borgo per un pranzo con prodotti del territorio e rientrare in treno senza dover organizzare un complicato trasferimento.
Le tappe da scegliere senza inseguire il chilometro
Le suddivisioni cambiano a seconda della guida e del punto di partenza. La versione più completa comprende otto tappe ufficiali tra Sorico e Lecco, mentre l’itinerario più frequentato dai visitatori parte da Abbadia Lariana e arriva a Piantedo in circa quattro giornate. Questa differenza spiega perché si trovano indicazioni di 45, 60 o 70 km: non sono necessariamente errori, ma riferimenti a tracciati diversi.
| Tappa | Caratteristiche | Per chi è adatta |
|---|---|---|
| Sorico - Colico | Settore settentrionale, vicino al Pian di Spagna e all’imbocco della Valtellina. | Chi cerca paesaggi più aperti e un avvio tranquillo. |
| Colico - Dorio | Mulattiere, castagneti e scorci sul lago settentrionale. | Escursionisti che vogliono alternare natura e piccoli nuclei storici. |
| Dorio - Dervio | Tratto con borghi, salite brevi e passaggi panoramici. | Chi preferisce una giornata varia, senza concentrarsi solo sul dislivello. |
| Dervio - Bellano | Percorso vicino a paesi rivieraschi e all’Orrido di Bellano. | Chi desidera abbinare cammino e visita culturale. |
| Bellano - Varenna | Vista sul bacino centrale, uliveti e accesso alla zona di Perledo. | Chi cerca una delle sezioni più scenografiche. |
| Varenna - Lierna | Presenta una variante bassa e una variante alta verso Ortanella, più impegnativa. | Camminatori allenati, soprattutto scegliendo il tracciato alto. |
| Lierna - Abbadia Lariana | Boschi, frazioni di Mandello del Lario e antiche chiese. | Chi apprezza il paesaggio rurale e la componente storica. |
| Abbadia Lariana - Lecco | Settore meridionale, utile anche per una breve escursione giornaliera. | Principianti con una preparazione minima. |
Il tratto più impegnativo
La variante alta tra Lierna e Varenna sale verso Ortanella e Piano San Pietro, arrivando a circa 995 metri di quota. Offre panorami notevoli e un ambiente più montano, ma richiede più tempo e gambe allenate rispetto al percorso basso. Io non la sceglierei dopo una notte breve o con meteo incerto: il paesaggio merita di essere goduto, non affrontato di fretta.
Il tratto migliore per iniziare
Per una prima esperienza sceglierei una tappa collegata bene al treno, come Varenna-Lierna nella variante bassa oppure Abbadia Lariana-Lecco. La prima offre una buona combinazione di panorama e borghi, mentre la seconda è più semplice da accorciare o interrompere. Chi cerca invece il massimo equilibrio tra bellezza e varietà può considerare la zona tra Bellano, Perledo e Varenna.
Come organizzare il percorso con treno e battello
La ferrovia è il vero vantaggio pratico di questo cammino. Le stazioni lungo la linea Lecco-Colico-Sondrio permettono di arrivare all’inizio di una tappa, camminare per alcune ore e rientrare da una località diversa. Per un’escursione di un giorno, questa soluzione è spesso più comoda dell’auto e riduce il problema del parcheggio nei borghi più visitati.
Prima di partire controllo sempre gli orari del treno del rientro, soprattutto nei festivi e fuori stagione. Non darei per scontato che l’ultima corsa sia frequente: un ritardo, una deviazione o un ritmo più lento possono trasformare una passeggiata rilassata in una corsa contro il tempo.
- Arriva alla stazione di partenza con un margine di almeno 20-30 minuti.
- Salva sul telefono gli orari del ritorno e una mappa offline.
- Verifica eventuali lavori, sospensioni o modifiche al servizio ferroviario.
- Considera il battello come alternativa panoramica, ma controlla corse e stagionalità.
- Se dormi lungo il percorso, prenota in anticipo nei fine settimana primaverili ed estivi.
Il battello può completare bene l’esperienza, ma non lo userei come unico piano logistico. Gli approdi non coincidono sempre con l’inizio o la fine esatta delle tappe, e le corse possono essere meno frequenti rispetto al treno. La combinazione più affidabile resta quindi treno per gli spostamenti principali e battello come esperienza aggiuntiva.
Equipaggiamento, periodo e difficoltà reale
La classificazione escursionistica indica un percorso accessibile a chi ha un minimo di allenamento, non una passeggiata urbana. Si cammina su sterrato, pietra, gradoni irregolari e brevi tratti asfaltati, con salite e discese che possono affaticare soprattutto ginocchia e caviglie. Le scarpe da trekking con buona suola fanno una differenza concreta, anche nelle tappe più brevi.
Porterei almeno 1,5 litri d’acqua a persona, una giacca impermeabile leggera, cappello, crema solare, kit minimo di primo soccorso e bastoncini se si soffre nelle discese. Le fontanelle possono essere utili, ma non vanno considerate garantite in ogni tratto o stagione.
Quando partire
Aprile, maggio, settembre e ottobre sono in genere i mesi più equilibrati. In primavera il verde è intenso, mentre in autunno i boschi e i terrazzamenti cambiano colore. In estate partirei presto, perché il caldo sui tratti esposti si fa sentire e alcune salite non offrono molta ombra.
In inverno il percorso può essere praticabile, ma le giornate corte, il fango, il ghiaccio e la neve a bassa quota cambiano completamente la difficoltà. Prima di ogni uscita verifico sempre meteo, condizioni del fondo e possibili chiusure locali. Il fatto che il cammino sia generalmente accessibile tutto l’anno non significa che ogni tappa sia sempre nelle stesse condizioni.
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Gli errori che vedo più spesso
- Sottovalutare il dislivello: la distanza non racconta tutta la fatica, soprattutto sulle varianti alte.
- Partire senza traccia offline: alcuni passaggi tra frazioni e strade locali richiedono attenzione.
- Indossare scarpe nuove: vesciche e dolore ai piedi rovinano anche la tappa più bella.
- Programmare troppe visite: castelli, ville e borghi meritano tempo, ma non si possono inserire tutti nello stesso giorno.
- Ignorare il rientro: perdere l’ultimo treno significa dover ricorrere a taxi o allungare notevolmente il viaggio.
Un modo più responsabile di vivere il lago
Questo itinerario si presta molto bene al turismo sostenibile perché consente di muoversi quasi interamente con i mezzi pubblici. Partire in treno, dormire in strutture locali e acquistare cibo nei piccoli esercizi dei paesi distribuisce meglio la spesa e riduce la pressione sulle località più affollate.
La sostenibilità, però, non è solo una questione di trasporto. Nei tratti rurali cammino senza uscire dal tracciato, richiudo i cancelli, non raccolgo piante e porto via anche i rifiuti organici. Un panino comprato in paese, una bottiglia riutilizzabile e una sosta rispettosa valgono più di molte dichiarazioni astratte sul viaggio responsabile.
Mi piace anche alternare le tappe più famose con quelle meno fotografate. Varenna e Bellano sono splendide, ma le frazioni di mezza costa, le chiesette e i vecchi terrazzamenti raccontano meglio il rapporto quotidiano tra abitanti, montagna e lago. Il cammino dà il meglio quando non lo si tratta come una semplice sequenza di panorami da collezionare.
La scelta più intelligente è lasciare spazio al paesaggio
Non è necessario completare tutto il percorso per vivere un’esperienza autentica. Una singola tappa ben scelta, raggiunta in treno e affrontata senza fretta, può essere più appagante di tre giornate organizzate al minuto.
Per il primo viaggio suggerisco di dedicare almeno due giorni alla zona centrale, scegliendo tra Varenna, Bellano, Perledo e Lierna. In questo modo si cammina, si visitano i borghi e si lascia un margine per il meteo, una deviazione o una cena con vista sul Lario.
Il vero valore di questo itinerario sta proprio nell’equilibrio tra libertà e organizzazione. Con scarpe adatte, una traccia aggiornata e un rientro già verificato, il lago di Como si lascia scoprire passo dopo passo, con meno traffico, più attenzione e una relazione molto più diretta con il territorio.