Sentiero delle Meatte sul Monte Grappa - itinerari e storia

5 novembre 2026

Sentiero delle Meatte scavato nella roccia, con un escursionista solitario che attraversa un tratto panoramico tra montagne e boschi.

Indice

Una camminata sul Monte Grappa può essere una semplice uscita panoramica oppure un viaggio nella storia, a seconda dell’itinerario scelto. Il sentiero delle Meatte unisce entrambe le esperienze con una mulattiera militare, gallerie scavate nella roccia, trincee e viste ampie sulla pianura veneta. Qui raccolgo le informazioni pratiche per capire quale variante scegliere, quanto è impegnativa e come affrontarla con rispetto per l’ambiente e per la memoria del luogo.

Una panoramica rapida per organizzare l’escursione

  • Zona: versante meridionale del Monte Grappa, tra Pian de la Bala, Boccaor e Cima della Mandria.
  • Itinerario storico: il tracciato principale è il sentiero CAI 152, costruito durante la Prima guerra mondiale.
  • Durata: circa 2-3 ore per il tratto alto, fino a 5-6 ore per l’anello da San Liberale.
  • Difficoltà: escursionistica sul percorso principale, più impegnativa nelle varianti con forte dislivello o terreno esposto.
  • Dotazione essenziale: scarponi con buona suola, torcia frontale, acqua e traccia GPS aggiornata.

Un sentiero delle Meatte serpeggia tra rocce e vegetazione alpina, con un escursionista solitario che cammina verso una galleria scavata nella montagna.

Che cosa rende speciale l’itinerario sul Monte Grappa

Le Meatte non sono soltanto un sentiero di montagna. Il percorso segue una mulattiera militare realizzata nel 1918 dal Genio italiano per permettere il passaggio di uomini e rifornimenti al riparo dal fuoco austro-ungarico. Camminare qui significa attraversare un vero museo all’aperto, con gallerie brevi, ricoveri, trincee e punti di osservazione ancora riconoscibili.

Il tracciato corre sul versante roccioso sopra la Valle di San Liberale e alterna passaggi nella parete, radure e tratti affacciati. Nelle giornate limpide lo sguardo arriva sulla pianura veneta e, in lontananza, verso la laguna di Venezia. Nebbia e nuvole basse cambiano completamente l’esperienza, ma possono ridurre la visibilità e rendere più difficile seguire correttamente la segnaletica.

Una particolarità spesso sottovalutata è la presenza di una flora legata all’ambiente rupestre e all’umidità delle pareti. Io trovo interessante proprio questo contrasto tra storia militare, roccia e vegetazione alpina: il percorso non offre soltanto un panorama da fotografare, ma racconta come il paesaggio sia stato trasformato e poi lentamente restituito alla natura.

Quale variante scegliere in base al tempo e alla preparazione

Non esiste un’unica escursione con questo nome. Le indicazioni cambiano soprattutto in base al punto di partenza e al fatto che si percorra solo il tratto alto oppure un anello completo. Per questo conviene valutare distanza e dislivello insieme, senza fermarsi alla sola lunghezza in chilometri.

Variante Dati indicativi Per chi è adatta
Tratto alto da Pian de la Bala 2-3 ore, circa 7-8 km secondo il giro scelto, dislivello contenuto Chi vuole concentrarsi su gallerie, panorami e testimonianze storiche
Andata e ritorno verso Boccaor o Cima della Mandria 3-4 ore, con saliscendi e alcuni passaggi esposti Escursionisti con passo sicuro e buona abitudine ai sentieri di montagna
Anello da San Liberale con CAI 151, 152 e 153 12-13 km, circa 900-1.200 m di dislivello, 4-6 ore Persone allenate, capaci di affrontare una salita lunga e una discesa impegnativa

La variante da San Liberale è quella che più spesso sorprende chi la considera una passeggiata breve. Il sentiero 151 sale nel bosco con numerosi tornanti, mentre il 153 può riportare a valle con una discesa ripida. Il tratto panoramico delle Meatte, invece, procede più dolcemente in quota, ma non elimina la fatica accumulata nella salita iniziale.

Il mio consiglio è semplice: per una prima visita sceglierei il percorso alto, con partenza da Pian de la Bala o da un accesso sommitale effettivamente aperto. L’anello da valle è molto più completo, però richiede gambe allenate, almeno mezza giornata libera e un margine di tempo per pause, fotografie e orientamento.

Come si svolge l’escursione tra gallerie e trincee

Partenza da Pian de la Bala

Dal Pian de la Bala si imbocca il CAI 152, seguendo la mulattiera che attraversa il versante delle Meatte. Il fondo è generalmente evidente, ma alterna terra, pietra e roccia levigata dal passaggio. Dopo pioggia o brina, alcuni punti possono diventare scivolosi, soprattutto vicino alle pareti.

Il percorso procede con saliscendi moderati e raggiunge una successione di gallerie, nicchie e ricoveri militari. Le gallerie non sono lunghe come quelle di altri itinerari della Grande Guerra, ma sono spesso buie e umide. Una torcia frontale è molto più pratica della luce del telefono, perché lascia entrambe le mani libere.

Il tratto panoramico verso Boccaor

Proseguendo verso Boccaor, la mulattiera si affaccia sulla Valle di San Liberale e offre i punti migliori per fermarsi. Qui non serve correre: il valore del percorso sta proprio nella lettura lenta del paesaggio, osservando la conformazione della montagna e i segni lasciati dagli interventi militari.

In alcuni passaggi il sentiero è abbastanza largo, ma il pendio sottostante è ripido. Non si tratta normalmente di una via ferrata e sul tracciato principale non occorre l’attrezzatura da ferrata, tuttavia è prudente mantenere la distanza dal bordo e prestare attenzione quando si cammina con bambini o cani. La difficoltà reale aumenta con terreno bagnato, vento forte e nebbia.

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Il rientro e le possibili deviazioni

Dal tratto alto si può tornare sullo stesso percorso oppure collegarsi a sentieri che scendono verso la Valle delle Mure e completano un anello. Le varianti verso Cima della Mandria e le zone vicine possono allungare sensibilmente l’escursione, quindi è meglio controllare la traccia prima di partire e non decidere il rientro quando sta già calando la luce.

Chi parte da San Liberale affronta di solito il sentiero 151 in salita, raggiunge il settore alto e percorre il 152, quindi rientra lungo il 153 o una variante collegata. Le numerazioni possono confondere nei bivi: una mappa escursionistica del Monte Grappa resta più affidabile di una semplice indicazione salvata sul telefono.

Attrezzatura, stagione e sicurezza senza complicare la giornata

Per il tratto principale bastano una preparazione escursionistica normale e un equipaggiamento ben scelto. Io non rinuncerei a:

  • scarponi da trekking con suola scolpita;
  • una torcia frontale per le gallerie;
  • almeno 1,5-2 litri d’acqua a persona, di più nelle giornate calde;
  • giacca antivento e strato caldo, perché il vento può cambiare rapidamente in quota;
  • mappa offline o traccia GPS, senza affidarsi solo alla copertura telefonica;
  • kit di primo soccorso, telefono carico e una batteria di riserva.

La tarda primavera, l’estate e l’inizio dell’autunno sono in genere i periodi più comodi, ma ogni stagione ha il suo limite. In estate il versante può essere esposto al sole e l’acqua non è garantita lungo il percorso; in autunno la luce diminuisce presto; in inverno neve e ghiaccio possono trasformare una semplice escursione in un itinerario adatto soltanto a persone esperte.

Prima della partenza controllerei sempre bollettino meteo, stato del sentiero e viabilità di accesso. Sul Monte Grappa le strade sommitali possono essere chiuse per neve, frane o lavori, e una chiusura automobilistica può rendere molto più lungo il percorso previsto. Anche un sentiero ufficialmente aperto può presentare alberi caduti o tratti danneggiati dopo eventi meteorologici intensi.

Se il programma include ferrate vicine, come quelle nella zona di Sass Brusai, non bisogna confonderle con la mulattiera storica. Una ferrata richiede esperienza specifica e kit omologato; il percorso delle Meatte, preso da solo, è un’escursione diversa e non va affrontato come se fosse un semplice accesso a una via attrezzata.

Come vivere un luogo storico in modo responsabile

Le gallerie e le trincee non sono decorazioni turistiche. Sono testimonianze fragili, spesso esposte a umidità, erosione e passaggio intenso. Non entrerei mai in cavità non segnalate, non sposterei pietre o reperti e non inciderei le pareti. Lasciare tutto com’è è il modo più concreto per conservare il percorso.

Anche l’organizzazione del viaggio può essere più sostenibile. Quando possibile, conviene condividere l’auto fino al punto di partenza, evitare di parcheggiare fuori dalle aree consentite e scegliere strutture, malghe e attività locali per una sosta dopo l’escursione. Portare con sé i rifiuti è indispensabile, soprattutto perché sui tratti alti non si incontrano servizi frequenti.

Il silenzio ha un valore particolare su questo itinerario. Non è necessario trasformare ogni galleria in una tappa rumorosa o lasciare musica diffusa lungo il sentiero. A mio parere, il modo migliore di attraversare le Meatte è alternare osservazione e pause, dando spazio sia al paesaggio sia alla storia delle persone che qui hanno vissuto condizioni difficilissime.

Il modo giusto per portarsi a casa le Meatte

Per godere davvero dell’escursione scegli una variante coerente con il tuo allenamento: il tratto alto è ideale per una prima esperienza, mentre l’anello da San Liberale richiede più resistenza. Parti presto, verifica accessi e meteo, porta luce per le gallerie e considera il percorso come un itinerario storico oltre che naturalistico.

La ricompensa non è soltanto il panorama finale. Sono i dettagli che restano negli occhi, come una parete scavata a mano, una trincea nascosta dall’erba o il contrasto tra la mulattiera militare e la quiete attuale della montagna. Camminare con attenzione permette di vivere il Monte Grappa con più consapevolezza e di lasciare il luogo integro per chi arriverà dopo di noi.

Domande frequenti

Per una prima visita è consigliato il tratto alto da Pian de la Bala, che dura circa 2-3 ore e permette di vedere gallerie, panorami e testimonianze storiche con dislivello contenuto. L’anello da San Liberale è più completo, ma richiede 4-6 ore, allenamento e un dislivello di circa 900-1.200 metri.

L’anello con i sentieri CAI 151, 152 e 153 misura circa 12-13 km e presenta una salita lunga nel bosco, seguita da una discesa ripida. È adatto a persone allenate e richiede almeno mezza giornata, considerando anche pause, orientamento e fotografie.

Sono consigliati scarponi da trekking con suola scolpita, una torcia frontale, 1,5-2 litri d’acqua a persona, giacca antivento e uno strato caldo. È utile portare anche una mappa offline o una traccia GPS, un kit di primo soccorso, il telefono carico e una batteria di riserva.

La difficoltà aumenta con terreno bagnato, brina, vento forte e nebbia, soprattutto nei tratti affacciati e vicino alle pareti. In inverno neve e ghiaccio possono rendere l’itinerario adatto soltanto a persone esperte; prima di partire bisogna controllare meteo, stato del sentiero e viabilità di accesso.

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Cristyn Ferrari

Cristyn Ferrari

Mi chiamo Cristyn Ferrari e ho cinque anni di esperienza nel campo del turismo sostenibile, della mobilità e dell'enogastronomia. La mia passione per questi temi è nata durante i miei viaggi, quando ho scoperto quanto sia importante viaggiare in modo responsabile e apprezzare le tradizioni culinarie locali. Scrivo per aiutare i lettori a comprendere le sfide e le opportunità che offre il turismo sostenibile, offrendo informazioni chiare e aggiornate. Nel mio lavoro, mi impegno a verificare le fonti e a confrontare le informazioni per garantire che ciò che condivido sia utile e preciso. Mi piace semplificare argomenti complessi, rendendoli accessibili a tutti, e seguire le ultime tendenze per presentare un quadro completo e attuale. Condivido la mia esperienza e le mie conoscenze per ispirare un approccio consapevole e informato al viaggio e alla scoperta delle meraviglie enogastronomiche.

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